6 marzo 2016

Attraverso il web


Barbadillo.it dedica oggi uno spazio al mio libro: la recensione, corredata di una scelta di estratti, si può leggere qui. Un ringraziamento ai redattori.

13 febbraio 2016

Era meglio dare ascolto a Sabbadinna


Allora Devamantiya disse al venerabile Nagasena: "Venerabile, il Re Milinda ha detto così: Domani ci sarà un colloquio a palazzo." L'anziano assentì dicendo: "Va bene."

Quindi, verso la fine della notte, Devamantiya, Anantakaya, Mankura e Sabbadinna andarono dal Re Milinda e, quando furono al suo cospetto, gli dissero: "Sire, può entrare il venerabile Nagasena?"
"Sì, lasciatelo entrare."
"Con quanti monaci verrà?"
"Fatelo entrare con quanti monaci vorrà."
Quindi Sabbadinna disse: "Sire, lasciatelo venire con dieci monaci."
Ma il Re per la seconda volta disse: "Fatelo entrare con quanti monaci vorrà."
E per la seconda volta Sabbadinna disse: "Sire, lasciatelo venire con dieci monaci."
E per la terza volta il Re disse: "Fatelo entrare con quanti monaci vorrà."
E per la terza volta Sabbadinna disse: "Sire, lasciatelo venire con dieci monaci."
"Tutti i preparativi sono stati fatti. Io dico: Lasciatelo venire con quanti monaci vorrà, ma sebbene io dica ciò, Sabbadinna dice il contrario. Forse non siamo in grado di dare cibo ai monaci?"
Quando ciò fu detto Sabbadinna si vergognò.

Allora Devamantiya, Anantakaya e Mankura si diressero dal venerabile Nagasena e dopo essersi avvicinati gli dissero: "Venerabile, il Re Milinda dice: Fatelo entrare con quanti monaci vorrà."
Il venerabile Nagasena, dunque, si vestì di buon mattino e, dopo aver preso la ciotola e il mantello, entrò a Sagala con i suoi ottantamila monaci.

- Milindapañha, 2

9 febbraio 2016

Schermaglie teoriche: Descartes contra Roberval


Il 23 settembre 1647, Cartesio, l'alfiere dell'horror vacui, porge una visita a Pascal, malato e costretto a letto. A casa del grande matematico si trova anche Roberval. Dopo aver ammirato insieme la celebre macchina aritmetica di Pascal, i tre passano a discutere del vuoto.

Pascal aveva ripetuto l'anno prima, a Rouen, l'esperimento in cui Gasparo Berti aveva creato il vuoto in un tubo di piombo fissato alla parete di un edificio e immerso in una botte d'acqua: riempiendo il tubo con acqua, sigillandolo in cima, e aprendo un rubinetto posto all'estremità inferiore, l'acqua scorre nella botte (ma solo fino a un livello costante) lasciando il vuoto nella parte superiore del tubo. Torricelli aveva poi provato col mercurio e Pascal, dimostrando un sottile humour, col vino (per un approfondimento su questi esperimenti, si può leggere qui).

Seguiamo lo scontro fra titani nel racconto che ne fa Jacqueline Pascal, sorella di Blaise:
« Il Sig. Cartesio si è fatto serio all'improvviso. Gli altri due gli hanno descritto un recente esperimento [quello di Rouen, n.d.t.], chiedendogli poi cosa pensasse che fosse entrato nello spazio svuotato del tubo. Cartesio ha risposto che si era trattato di 'materia sottile' ["dit que c'était de sa matière subtile"]. Mio fratello ha cercato di controbattere come meglio ha potuto. A quel punto, credendo che stesse trovando difficoltà nel parlare [a causa del suo stato di salute, n.d.t.], è intervenuto il Sig. Roberval infervorandosi alquanto, sia pure mantenendo modi civili. Al che il Sig. Cartesio ha affermato piuttosto acidamente che ne avrebbe discusso ancora volentieri con mio fratello, che aveva parlato in modo ragionevole, mentre non avrebbe più rivolto parola a Roberval, che si era invece rivelato pieno di pregiudizi. »

Come sarà andata a finire? Una zuffa? Un duello all'arma bianca? Sentiamo:

« Senonché, accorgendosi che s'era fatto mezzogiorno, il Sig. Cartesio si è alzato, poiché aveva un appuntamento per pranzo al Faubourg Saint-Germain; per combinazione anche per Roberval era così, tant'è che Cartesio lo ha condotto in una carrozza dove loro due soli hanno fatto il tragitto insieme, cantando goguettes particolarmente salaci » 
- lettera di Jacqueline Pascal alla sorella Gilberte, 25 settembre 1647.

Anonimo inglese, Ritratto di gentiluomo con bicchiere di vino, 1730

27 gennaio 2016

Metafisica della non-metafisica


Persino le più rigorose epistemologie suppongono una metafisica, a tal punto che la metafisica di una gran parte dei pensatori contemporanei consiste nel non avere che un'epistemologia.
- da Il mito di Sisifo, nota (pag. 76 dell'edizione Bompiani 1964, su traduzione di Attilio Borelli)

In questa nota a margine dimessa, sussurrata, che si fa notare appena, si può quasi percepire il tono sarcastico di Albert Camus. Eppure qui si tocca un problema fondamentale. Delineare una distinzione, comunque definita, tra ambito "descrittivo" e ambito "normativo" è già un'operazione "normativa".
Sembra non esserci via d'uscita. Ma, naturalmente, continueremo a pensarci su.

18 gennaio 2016

La metafora esatta. Due poesie di Ted Enslin


Theodore Vernon Enslin (1925-2011) è stato un poeta avanguardista americano, autore di oltre 60 libri di poesia
Le seguenti sono mie versioni di due suoi testi apparsi in The Weather Within (Membrane Press, 1985).

**

È un lago         i suoi
promontori stazioni deserte
lungo coste frastagliate        le
celate insenature          silenti
salvo le onde occasionali
levate da una brezza improvvisa.
Che increspano, venano qualche pigna
scura caduta dall'inverno
una foresta        silenziosa
superna.         Così è la natura
che abbiamo dentro         tutto è naturale.
Non possiamo         realmente        negare
la nostra natura            creare qualcosa
che sia innaturale.






Non il simbolo            abbiamo bisogno
un profondo bisogno della scena        non ciò che sta per
essa.          Ci è ben nota l'importanza
della metafora          eppure se è esatta
è la scena stessa           esatta
senza variazioni.
                                   Ad esempio
quando dobbiamo urtare
un'ascia contro la radice dell'albero.
Non ci occorrono sinonimi.
La lama è la lama.
Affilala.

22 dicembre 2015

Cesura


Nel ricettacolo della tua fronte ornata
di scure scaglie d'ossidiana
ho dipinto il mio paese sconosciuto
la terra promessa dove per anni
i cantieri hanno rumoreggiato
le costruzioni insolite delle mie intime geometrie

E il terremoto irruppe
l'avvicinarsi di duemila vascelli in assetto di guerra
precipitare nel vuoto nella scarpata


Da una miniatura. Croniques di John Froissart, XIV° sec.

12 dicembre 2015

Magnum Opus Poeticum


La poesia non corrisponde al canone/codice estetico che accidentalmente la domina. 

Di certo ha regole rigide, che sono quelle del linguaggio. Non è però neanche l'insieme di queste regole linguistiche, che semmai presuppone; è piuttosto il processo stesso di usare queste regole in una costante dialettica tra fedeltà e infrazione consapevole, mediante il quale l'artista plasma, scolpisce codici e regole completamente nuove - perfino opposte a quelle dominanti - entro il linguaggio; facendone così emergere forme e potenzialità che fino a quel momento vi permanevano, ignote e inespresse.

"La poesia" disse una volta il compianto Manlio Sgalambro "non è alcunché di gentile ... è una materia poetica, una materia sonora".


In questo senso la pratica poetica è assimilabile a quella alchemica. Una materia significante viene trasformata e raffinata, fino a che ne emerga l' "oro" di significati del tutto nuovi, impliciti in quella stessa materia ma finora nascosti, inaccessibili. 
"Le poesie ... / sono apparecchi per caricare senso; / e il senso vi si accumula
(V. Magrelli). Ecco in che modo un significato anche banale, ordinario, minimo, espresso in poesia, diventa per ciò stesso universale.

"La poesia è essenzialmente romantica; solo, il romantico della poesia deve essere qualcosa di costantemente nuovo e, perciò, proprio l'opposto di ciò che di solito si dice romantico. Senza questo nuovo romantico non si arriva da nessuna parte, con esso la cosa più casuale acquista trascendenza, e il poeta corre luminosamente etc. Quel che si fa sempre è tenere puro il romantico, eliminando da esso ciò di cui le persone parlano come romantico."
- Wallace Stevens, dall'epistolario

Nell'immagine: Michelangelo Buonarroti, Schiavo che si ridesta (1525-30 circa), dal ciclo I Prigioni

1 dicembre 2015

Mistica del mondo terrestre


Il pensiero di un unico livello di realtà, 'trascendente' rispetto ai singoli individui, può sembrare profondo ma è un'illusione ottica, salvo voler confondere la profondità con la banalizzazione. La profondità visiva penetra la complessità degli individui e delle loro interazioni, nella loro irriducibilità e irripetibilità. In un certo senso scomporre l'Uno nelle Diecimila Cose è un programma riduzionista, ma in un altro senso cercare (forzare) l'Uno dietro alle Diecimila Cose è riduzionismo puro, del più dozzinale. 

Si può rifocalizzare la visione nella direzione opposta; e forse comprendiamo che è questo lo sguardo in profondità, l'occhio del divino, se è vero che, mentre gli uomini sognano il ritorno all'Uno, gli dèi bramano il mondo, di una brama travagliata ma costante, divorante...

In origine [gli dèi] desiderarono così intensamente l'universo da far sì che esistesse. [...] Prajapati desidera: "Possa io divenire molteplice!" Si sforza, si scalda e finisce per emettere le creature, e prima di tutto gli dèi. Ma questo sforzo lo ha sfinito. Giace, svuotato e sconnesso, minacciato dalla morte e portatore di morte per gli esseri che sono appena usciti da lui: il tempo che allora regna è una specie di 'anno' omogeneo che trascina soltanto verso la loro distruzione tutti gli esseri viventi. Prajapati vuole ricostituirsi riassorbendo le creature. Vuole la molteplicità dentro di sé, non fuori di sé. 
- da Charles Malamoud, Cuocere il mondo. Rito e pensiero nell'India antica, Adelphi


Maurits C. Escher, Drie Werelden (Tre mondi)*, 1955
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